Davide Grassi ha sempre amato scrivere, soprattutto di sport, ed è diventato giornalista pubblicista per aver collaborato con diversi quotidiani nazionali, tra i quali il Corriere della Sera.

Ha iniziato - e mai terminato - diversi libri fino al 2002, quando all’esordio ha vinto il premio Pubblicista dell'anno, assegnato dal Gruppo Lombardo Giornalisti Sportivi. Da quel momento ha pubblicato diversi altri libri dedicati al calcio, sempre con l’idea che quello successivo lo avrebbe scritto su qualcosa d’altro.

Il suo preferito è infatti il Diario della mia guerra – storia di un adolescente sotto le bombe (Segni e Parole), che si è limitato a curare perché scritto da suo padre Paolo durante il periodo 1940-1945, quando annotò le vicende personali intrecciandole con i momenti che hanno sconvolto il mondo.

Mentre continua a scrivere libri dedicati allo sport - nonostante i propositi e il convincimento, un po’ nostalgico e romantico, che fosse meglio una volta quando tutto era in bianco e nero - di lavoro “vero” si occupa di Ufficio Stampa.

Tra le tante sue stranezze, ha quelle di praticare sport sconosciuti (badminton), giocare a Subbuteo nonostante l’età (o, forse, proprio per quello), avere una smodata passione per il rock progressivo (da Genesis e Pink Floyd, fino a gruppi che ricorda quasi solo lui) e affermare che Gianni Rivera è stato il miglior calciatore di tutti i tempi.

 

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